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La depressione maggiore e il lutto complicato

Quando il dolore diventa insopportabile: il lutto complicato

Secondo il DSM-5 (APA, 2013), esiste una diagnosi chiamata "disturbo da lutto persistente e complicato" che si riferisce a quelle situazioni in cui i sintomi acuti del lutto persistono per almeno 12 mesi dopo la morte di una persona con cui il soggetto aveva un legame stretto. Questo periodo di tempo fa la differenza, poiché un lutto normale può trasformarsi in una condizione patologica.

La morte di una persona ha un impatto sia psicologico che fisico su chi affronta la perdita, influenzato dalle caratteristiche individuali del soggetto, dal contesto sociale in cui vive e dall'importanza della perdita stessa. Dopo il lutto, si attraversano diverse fasi, dalla negazione iniziale dell'evento con profonda angoscia fino alla progressiva "accettazione", che porta alla capacità di continuare a vivere nonostante la mancanza della persona defunta.

Il processo di elaborazione del lutto è soggettivo e spesso presenta complicanze psicologiche che tendono a ridursi nel tempo. Tuttavia, ci sono casi in cui il lutto non viene elaborato correttamente, il dolore non diminuisce e la condizione diventa patologica, compromettendo ogni aspetto della vita del soggetto.

Nel DSM-IV-TR, il lutto era considerato tra le "condizioni che richiedono attenzione clinica", proprio per sottolineare che nel normale processo di elaborazione del lutto possono sorgere difficoltà che rendono la condizione del sopravvissuto patologica. Sebbene ci siano comorbilità con il disturbo depressivo maggiore, è possibile evidenziare le differenze tra questi due quadri sintomatologici.

Nonostante tristezza e sensi di colpa siano elementi pervasivi sia nel disturbo depressivo maggiore che nel lutto complicato, nel primo caso sono generalizzati, mentre nel secondo riguardano solo la figura del defunto. La ruminazione sugli errori e sui fallimenti del passato, presente in entrambi i casi, si concentra nel disturbo da "lutto prolungato" solo sulla persona deceduta anziché essere generalizzata.

C'è una notevole differenza tra la tristezza e il dolore causati dal lutto rispetto alla depressione maggiore. Nella depressione, non c'è modo di provare sensazioni piacevoli, la vita viene percepita come inutile, mentre nel lutto si riesce ancora a provare e mantenere emozioni positive.

Un'altra differenza sostanziale tra il lutto e la depressione maggiore è che quest'ultima può avere cause genetiche, poiché si presenta spesso all'interno della stessa famiglia, oltre a squilibri di neurotrasmettitori come serotonina, noradrenalina e dopamina. Può anche essere secondaria ad altre patologie psichiatriche come la schizofrenia o indotta da malattie come il cancro e farmaci come le benzodiazepine.

Il lutto è un'esperienza che prima o poi tutti vivranno e, soprattutto in certe età, porta a un dolore acuto e a una diminuzione dell'interesse per la propria vita e le proprie attività. Di solito, questo dolore evolve e viene razionalizzato, consentendo al soggetto di riprendere le sue attività e ritrovare i suoi interessi. Statisticamente, il 7% degli anziani sviluppa una condizione di lutto complicato, in cui il dolore rimane invalidante.

Le fasi di elaborazione del lutto includono la negazione e lo shock iniziali, seguiti da sentimenti di rabbia e autoaccusa, quindi dal dolore e infine dalla depressione e disperazione per la perdita. Infine, c'è una fase graduale di riorganizzazione, in cui la disperazione viene sostituita progressivamente dalla malinconia e dalla nostalgia. In questa fase, l'individuo è particolarmente vulnerabile e potrebbe scivolare verso una condizione patologica.

Elisabeth Kübler-Ross (1969) ha sviluppato un modello a cinque fasi per comprendere le dinamiche mentali più comuni delle persone a cui è stata diagnosticata una malattia terminale. Questo modello si è dimostrato valido anche nell'elaborazione del dolore. Le fasi possono essere riassunte come segue: inizialmente, si nega la perdita e ci si isola, seguono sensi di colpa e la sensazione di non essere in grado di vivere senza la persona persa. Successivamente, subentra la sofferenza causata dalla sensazione di ingiustizia e l'individuo si arrabbia con il mondo e si sente abbandonato. Solo successivamente si riprende il controllo della propria vita, provando dolore e tristezza. Infine, c'è la fase dell'accettazione, in cui il lutto diventa una ferita che guarisce nel tempo. L'elaborazione del lutto consiste nel rielaborare emotivamente ciò che è accaduto ed è influenzata dall'intensità del legame affettivo che è stato perso.

 

 APA (2013) Dsm-5 Raffaello Cortina editore

Kübler-Ross, E. (1969). On death and dying. New York: Macmillan